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UN CUCCHIAINO A STOMACO VUOTO

Tra le cose di cui non sono riuscita a scrivere, la morte di Fabrizio Frizzi. Di cui mi ha colpito l’enorme, immensa partecipazione.
Per voi, un POSTONE fuori tempo massimo. Per riflettere. E ricordare.

La morte di Fabrizio Frizzi mi ha colpita nonostante non lo amassi particolarmente. Ma, certo, il mio giudizio si fermava a ciò che vedevo, al personaggio, al presentatore ben educato e sempre sorridente che non mi ha mai conquistata. Ma io non sono particolarmente raffinata o esigente in fatto di gusti televisivi. Io guardo un po’ di tutto e, lo ammetto, spesso e volentieri mi crogiolo nel trash per vedere fino a che punto possa arrivare l’indecenza.
Ecco. Frizzi era troppo dentro le righe per colpirmi. Educato, rassicurante, equilibrato.
E come polemicamente ha voluto sottolineare Pupo, ora sarebbe troppo facile elogiare.
Facilissimo. Perché, a contraddire la mia indifferenza, migliaia di testimonianze accorate e commosse. E la parola che risuona più spesso è “GENTILE”.
E poi Garbato. Generoso. Galante. Genuino.
Una sfilza di G che mette in discussione ogni mia capacità di guardare oltre, leggere, riscoprendomi un’emerita analfabeta. Perché, al di là del filo di retorica che caratterizza immancabilmente la scomparsa di persone più o meno note, la morte di Frizzi ha avuto un’eco inaspettata e inimmaginabile. Paragonabile soltanto alla morte dei grandissimi. Ecco, su questa eco gigante mi soffermerei a riflettere.
Perché, a mio umilissimo parere, Fabrizio Frizzi non era poi così grande, così immensamente talentuoso da lasciare chissà quale voragine nel mondo dello spettacolo e degli artisti.
No, il talento non c’entra.
Allora cosa. Cosa ha scovato tutta quella gente dietro quel primo piano tanto rassicurante.
Niente di troppo speciale, appunto.
Nessun super potere.
Nessun guizzo, scintilla o raggio laser.
Più che altro normalità. Data dalla serenità di non dover mostrare nulla oltre se stesso. Niente di più, niente di meno. E in questo tempo di estrema esposizione, di esagerata ambizione, un po’ di normalità fa bene all’anima.
Ecco.
Credo che Frizzi fosse proprio questo: un uomo normale. E lo era nei toni pacati, nelle battute sobrie e mai volgari, nel sorriso beffardo, negli occhiali un po’ retrò.
Una mezz’ora di quotidiana normalità. Da prendere la sera, prima di cena, a stomaco vuoto.
Come la pillola per la pressione, la Cardioaspirina o il Danacol per il Colesterolo. E un cucchiaino di Frizzi da sciogliere in acqua. Contro l’acidità di questo tempo spaventoso, la cattiveria dilagante e la follia collettiva che avvelena le nostre vite.

Buonanotte

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