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LA MIA CASA. FINALMENTE.

Non so voi, ma per me è rarissimo trovarmi in casa da sola. Tra figli, marito, operai, elettricisti e idraulici che, sulla scia di una recente ristrutturazione, continuano a entrare e uscire come se fosse casa loro, i momenti di pace sono veramente rari e preziosi. Come questo. Qui e adesso.
Nicolò in palestra, Vittoria alla lezione di danza, mio marito ne avrà per ore nello studio di un notaio. La spesa fatta, la cena imbastita, aria condizionata accesa sui 23 gradi. Se questo non è il paradiso, è qualcosa che gli somiglia parecchio. Mi siedo.
La stessa sedia da quasi 20 anni rivestita di un nuovo velluto. Mi piace. La sceglierei ancora se dovessi comprarla oggi.
La parete di specchi finalmente finita. I divani scuri e le orchidee bianche.
Mi guardo intorno e mi compiaccio: questa casa mi somiglia tantissimo.
È un concentrato di gusti che negli anni si sono evoluti e consolidati, di maturazione e presa di coscienza.
È la realizzazione di idee e progetti maturati nel tempo, raccolti in tanti viaggi, catturati curiosando in giro per il mondo. Le pareti imbottite dell’hotel di Londra, gli specchi diamantati del negozio sulla Fifth Avenue, l’onice grigio della boutique di Parigi. Pezzetti di mondo che mi avevano rubato il cuore e che ho portato qui, nel mio spazio ideale.
E in questo silenzio raro, ogni angolo rappresenta un ricordo prezioso in una casa che non ha ancora storie da raccontare. Ma che esisteva. Che è sempre esistita e finalmente ha preso forma.

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